Hilary Putnam, il logico dal volto umano

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I publish here the complete version of my obituary partially published in Italian (heavily cut by a “genial” editor…and titled in a different way…) on the newspaper “Il Trentino”. I will translate it in English as soon as possible.

Pubblico qui la versione integrale del mio necrologio, pubblicato sul quotidiano “Il Trentino” il 24 marzo 2016 (con largo ritardo da parte loro, pesantemente tagliato, senza foto e con un altro titolo… vatti a fidare della stampa…)

Hilary Putnam, il logico dal volto umano

Domenica scorsa si è spento all’età di quasi novant’anni Hilary Putnam, il grande patriarca della filosofia americana e mondiale (nel 2013 aveva ricevuto il Rolf Schock Prize, l’equivalente del nobel per la filosofia). Poco noto (purtroppo) al grande pubblico, era considerato forse il maggiore filosofo vivente, una figura monumentale della filosofia anche a ragione della vastità impressionante di interessi e contributi, oltre che per il ruolo ecumenico di grande “ricucitore” delle fratture che affliggono il pensiero contemporaneo (all’interno della filosofia, tra scienze e umanesimo, tra cultura e società). Diede contributi importanti in settori quali la filosofia della logica, della matematica, della fisica (e della scienza in generale), del linguaggio e della mente, senza trascurare la riflessione etico-politica e infine quella ontologico-metafisica e religiosa. Un pensatore a tuttotondo, che non amava etichette e limitazioni di campo.

Di formazione analitica (la filosofia dominante nel mondo anglo-americano), era stato in gioventù un valente matematico (contribuendo alla risoluzione di uno dei celebri problemi di Hilbert), oltre che tra i pionieri delle allora nascenti scienze cognitive. Il padre era un famoso traduttore e Putnam passò l’infanzia in Francia, assorbendo precocemente una grande attenzione per la letteratura e il linguaggio (laureandosi in germanistica, matematica e filosofia – tra parentesi, perché in Italia, a differenza degli altri paesi, non vengono permessi questi percorsi universitari ibridi tra scienze e humanities?), tema che poi svilupperà in senso filosofico. Poliglotta, parlava correntemente, oltre all’inglese, anche francese e tedesco e padroneggiava altre lingue e le relative letterature (amava in particolare il romanzo russo di Tolstoj e Dostoevskij). La madre era di origine ebraiche, ma la famiglia era di estrazione complessivamente laica, impegnata politicamente negli ambienti della sinistra americana. Egli stesso in gioventù militò negli ambienti politici radicali, ma se ne staccò ben presto.

La fama filosofica, dopo il dottorato con il neopositivista Reichenbach (dissertazione in filosofia della fisica), lo raggiunse negli anni sessanta, grazie ad una brillante e creativa serie di lavori in filosofia del linguaggio (improntati su una concezione causale del riferimento) e in filosofia della mente. Fu uno dei promotori del funzionalismo (per poi distaccarsene in seguito), una concezione sostanzialmente anti-materialistica della mente, pensata come un processo emergente: gli stessi stati della mente, assimilabili a stati computazionali, potrebbero essere implementati in modo diverso su differenti supporti, organici o inorganici che siano (“ciò che importa è il software, non l’hardware”). Celebri i suoi “esperimenti mentali” di “Terra gemella” e dei “Cervelli in una vasca”, esempi paradigmatici dal sapore fantascientifico volti ad argomentare l’esternalismo semantico (“I significati non stanno nella testa”, ovvero la tesi secondo la quale esisterebbero una componente ambientale-contestuale e una sociale del linguaggio, non solo quella soggettiva) e a sostenere il realismo in varie forme (nel secondo esempio immagina, anticipando (e ispirando) il film Matrix, uno scienziato pazzo che riesce a tenere in vita dei cervelli separandoli dai corpi e facendo vivere ai soggetti l’illusione di una realtà immutata grazie alla connessione con dei super-computer). Putnam argomenta in sostanza che non abbiamo motivi per essere scettici riguardo alle nostre capacità cognitive, alla capacità del linguaggio di mettere in relazione mente e mondo.

Uno dei temi centrali della sua riflessione fu appunto quello del realismo, una tesi (o meglio una famiglia di concezioni) di filosofia della scienza, ma più in generale metafisica, che pone come centrale la credenza nell’esistenza degli enti postulati dal senso comune o dalle scienze, in contrasto alle posizioni fenomeniste dei neopositivisti (e in genere di scientisti e riduzionisti) e a quelle costruttiviste degli anti-realisti, degli idealisti vecchi e nuovi, e dei relativisti. Conobbe a riguardo varie fasi, accogliendo in parte alcune istanze costruttiviste quando passò dal realismo “metafisico” a quello “interno” (di ispirazione kantiana), per poi tornare ad un pluralistico realismo “del senso comune” (e a quello che oggi viene chiamato “naturalismo liberale”), avvicinandosi in questo alle idee dei pragmatisti e di Wittgenstein.

Veniva spesso bersagliato dai suoi avversari per i repentini cambiamenti di direzione, ma una delle virtù intellettuali che apprezzava e praticava maggiormente era l’autocritica, assieme alla candida ammissione dei propri errori e all’accoglienza dei suggerimenti altrui, anche dell’ultimo dei suoi studenti.

Era profondamente interessato alla scienza senza idolatrarla (anzi scientismo e riduzionismo erano tra i suoi maggiori bersagli polemici), ma aveva anche una forte sensibilità etica, una delle ragioni per le quali contrastava certe tendenze relativistiche (“irresponsabili”), sia in ambito epistemologico che in ambito etico, arrivando a postulare un oltrepassamento della dicotomia fatti/valori (“senza i valori non ci sarebbero neppure i fatti”), ma anche postulando un certo grado di oggettività per i valori stessi (epistemici o morali che siano), pur conservando nel complesso una prospettiva pluralista e fallibilista.

Rifuggiva i luoghi comuni che spesso affliggono i filosofi, in particolare l’oscurità della scrittura (i suoi testi talvolta possono essere di difficile lettura, ma nel complesso sono assai trasparenti), le mode (ebbene sì, ci sono mode anche tra i filosofi!) e le etichette di scuola (analitico/continentale, pragmatista, eccetera), sentendosi libero di spaziare anche in ambiti normalmente considerati tipici dei filosofi europeo-continentali, come la storia della filosofia (soprattutto Kant, William James, Dewey, Wittgenstein), la filosofia morale, il pensiero politico e quello religioso (Kierkegaard, Buber, Rosenzweig, Levinas).

Da un iniziale materialismo e ateismo, in età matura sentì progressivamente l’esigenza di tornare alla fede dei suoi avi, imparò l’ebraico – oltre al greco antico per studiare i testi originali di Aristotele – e all’età di 68 anni fece il bar mitzvah, l’atto liturgico ufficiale di adesione all’ebraismo.

In un’era tecnologica dominata dalla scienza, Putnam riteneva che la filosofia fosse ancora essenziale e importante, nonostante lo stato di crisi interna che, per certi versi, la caratterizza attualmente. Le due correnti dominanti, la filosofia analitica e quella europeo-continentale, tendono infatti ad ignorarsi, se non a contrastarsi. Mentre la prima privilegia la chiarezza logica e argomentativa, finendo però spesso per perdersi in tecnicismi e questioni minute, la seconda preferisce l’analisi storica e le grandi visioni, mancando spesso però di profondità argomentative, trascurando le questioni attuali e, in alcuni casi, proponendo visioni più o meno apertamente nichilistiche. Entrambe poi soffrono in genere di uno stato di scarsa considerazione popolare e di una certa ostilità in taluni ambienti culturali, scientifici o politici.

Putnam concepiva al contrario la filosofia non solo come un’importante opera di critica, comprensione e chiarificazione concettuale (in rapporto costruttivo con le scienze) ma anche esistenziale, una sorta di educazione permanente degli adulti in un’ottica di fioritura umana, essenziale in una società autenticamente democratica. Di certo non approvava nessuna delle varie diagnosi di fine-della-filosofia, sia interne al pensiero filosofico (heideggeriane, wittgensteiniane, rortyiane, postmoderniste, eccetera) che esterne (soprattutto l’idea che la filosofia non abbia più valore e debba essere abbandonata o rimpiazzata dalle scienze o da qualche forma di retorica).

Mi permetto di concludere con una nota personale, avendolo incontrato un paio di volte e scambiato qualche idea per via epistolare. Putnam era molto distante da certe figure ieratiche, baronali o televisivamente saccenti di intellettuale. Dotato di un sano senso dell’umorismo (celebre la sua risata un po’ sgraziata), era una persona di grande profondità, serietà, umiltà, gentilezza e non lesinava un consiglio o un aiuto a nessuno (al sottoscritto aveva consigliato di spendere la borsa Fulbright a Chicago per studiare con i suoi allievi, dato che lui era andato in pensione).

Con la sua scomparsa il panorama filosofico sarà più vuoto d’ora in poi. Ma possiamo sperare che il suo grande esempio intellettuale e umano resti vivo e fecondo.

 

 

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Obituaries *** Necrologi

Martha C.Nussbaum, Hilary Putnam (1926-2016), The Huffingtonpost

Jane O’Grady, Hilary Putnam obituary, The Guardian

Bruce Weber, Hilary Putnam, Giant of Modern Philosophy, Dies at 89, The New York Times

Mario De Caro, Il realismo non ammette miracoli, Il Sole 24 ore

Maurizio Ferraris, E’ morto Hilary Putnam, “patriarca” della filosofia, La Repubblica

A collection of obituaries and memories here: DailyNous

My personal obituary: Hilary Putnam, il logico dal volto umano, Il Trentino

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Rest in peace Hilary Putnam!

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Very sadly, I learned that Hilary Putnam has died today at the age of 89.

Anyone who met him and read his writings sympathetically can attest he was a great man AND a great philosopher.

The philosophical landscape will appear much empty from now on. But his struggle against both “irrealistic” scientism and irresponsible relativism will be always a very precious lesson.

We will miss you a lot, dear Hilary.

RIP

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International Conference on the Philosophy of Hilary Putnam

October 3, 2015 – October 5, 2015

Department of Humanities and Social Sciences, Indian Institute of Technology, BombayPowai Mumbai, India

Main speakers:

Maria Baghramian,University College Dublin
Alan Berger,Brandeis University
Simon Blackburn,Cambridge University
James Conant,University of Chicago
Mario De Caro,University of Roma Tre
Maximilian de Gaynesford,University of Reading

Organisers:

Sanjit Chakraborty, Jadavpur University
Ranjan Panda, Indian Institute of Technology, Bombay
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Putnam’s blog “Sardonic comment”

Putnam now has a blog, titled “Sardonic comment”! About this unusual name, he writes:

“In 1976, when I delivered the John Locke Lectures at Oxford, I often spent time with Peter Strawson, and one day at lunch he made a remark I have never been able to forget. He said, “Surely half the pleasure of life is sardonic comment on the passing show”.  This blog is devoted to comments, not all of them sardonic, on the passing philosophical show.”

Well done!

http://putnamphil.blogspot.it

 

 

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Philosophy as a value. Hilary Putnam awarded Honoris Causa Laurea by the University of Venezia Cà Foscari

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I am pleased to announce that Hilary Putnam has been honored with a Laurea Honoris Causa at the University of Venezia Cà Foscari (Italy) .

I graduated at this university, so I am doubly happy for him!

Here a video of the ceremony, and Putnam’s prolusion “Philosophy as a value”. http://www.youtube.com/watch?v=QJymyBtteqQ

A short interview here: http://www.youtube.com/watch?v=pYUKvY5mv-E

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Putnam’s reply to J.Fodor’s review

“It seems that Fodor was seized by what seemed to him to be the ‘key’ to all my views: Wittgensteinian semantics! You got me wrong, Jerry, I am no ‘Wittgensteinian’.”

http://www.lrb.co.uk/v35/n02/jerry-fodor/cest-mon-metier

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Enlightening “Science and Philosophy”

(2007)

1. Why and how the very need for philosophy became a question

2. Logical Positivism as a failed response

3. Postmodernism as another failed response

4. The importance and value of philosophy as I see it

5. Another look at the history

 

Read more here

 

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A new book: Philosophy in an Age of Science. Physics, Mathematics, and Skepticism

Philosophy in an Age of Science. Physics, Mathematics, and Skepticism

Hilary Putnam

Edited by Mario De Caro and David Macarthur

672 pages

Harvard University Press

April 2012

Contents

  • Preface
  • Introduction: Hilary Putnam: Artisanal Polymath of Philosophy / Mario De Caro and David Macarthur
  • Part 1: On the Relations between Philosophy and Science
    • 1. Science and Philosophy (2010)
    • 2. From Quantum Mechanics to Ethics and Back Again (2012)
    • 3. Corresponding with Reality (2011)
    • 4. On Not Writing Off Scientific Realism (2010)
    • 5. The Content and Appeal of “Naturalism” (2004)
    • 6. A Philosopher Looks at Quantum Mechanics (Again) (2005)
    • 7. Quantum Mechanics and Ontology (2011)
    • 8. The Curious Story of Quantum Logic (2011)
  • Part 2: Mathematics and Logic
    • 9. Indispensability Arguments in the Philosophy of Mathematics (2006)
    • 10. Revisiting the Liar Paradox (2000)
    • 11. Set Theory: Realism, Replacement, and Modality (2007)
    • 12. On Axioms of Set Existence (2011)
    • 13. The Gödel Theorem and Human Nature (2011)
    • 14. After Gödel (2006)
    • 15. Nonstandard Models and Kripke’s Proof of the Gödel Theorem (2000)
    • 16. A Proof of the Underdetermination “Doctrine” (2011)
    • 17. A Theorem of Craig’s about Ramsey Sentences (2011)
  • Part 3: Values and Ethics
    • 18. The Fact/Value Dichotomy and Its Critics (2011)
    • 19. Capabilities and Two Ethical Theories (2008)
    • 20. The Epistemology of Unjust War (2006)
    • 21. Cloning People (1999)
  • Part 4: Wittgenstein: Pro and Con
    • 22. Wittgenstein and Realism (2007)
    • 23. Was Wittgenstein Really an Antirealist about Mathematics? (2001)
    • 24. Rules, Attunement, and “Applying Words to the World”: The Struggle to Understand Wittgenstein’s Vision of Language (2001)
    • 25. Wittgenstein, Realism, and Mathematics (2002)
    • 26. Wittgenstein and the Real Numbers (2007)
    • 27. (With Juliet Floyd) Wittgenstein’s “Notorious” Paragraph about the Gödel Theorem: Recent Discussions (2008)
    • 28. Wittgenstein: A Reappraisal (2011)
  • Part 5: The Problems and Pathos of Skepticism
    • 29. Skepticism, Stroud, and the Contextuality of Knowledge (2001)
    • 30. Skepticism and Occasion-Sensitive Semantics (1998)
    • 31. Strawson and Skepticism (1998)
    • 32. Philosophy as the Education of Grownups: Stanley Cavell and Skepticism (2006)
  • Part 6: Experience and Mind
    • 33. The Depths and Shallows of Experience (2005)
    • 34. Aristotle’s Mind and the Contemporary Mind (2000)
    • 35. Functionalism: Cognitive Science or Science Fiction? (1997)
    • 36. How to Be a Sophisticated “Naïve Realist” (2011)
  • Acknowledgments
  • Index
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Lauener Prize

Launer Prize or an Outstanding Oeuvre in Analytical Philosophy

Prizewinner 2012: Professor Hilary Putnam

Award Ceremony: Thursday 21 June 2012, Bern, Switzerland

http://www.lauener-foundation.ch/lfea2012i1.html

 

The fifth recipient of the Lauener Prize for an Outstanding Oeuvre in Analytical Philosophy is Hilary Putnam, Cogan University Professor Emeritus at Harvard University. The Lauener Prize is given for Putnam’s body of philosophical work.

 

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